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Don Giacomo Cauda ed il suo Ruchè D.O.C.G. di Castagnole Monferrato


03-06-2021   |   highlander del Gusto in Italia

"Se a Castagnole Monferrato qualcuno vi offre il Ruchè è perché ha piacere di voi”.
Don Giacomo Cauda con il suo Ruchè ha fatto del bene al suo "Credo" , ha fatto risorgere un territorio, un borgo incastonato nelle stupende colline asti. Un miracolo

L'Italia che ilmangiaweb ama raccontare

Giovanni Mastroianni

Nella sua parrocchia giaceva, nascosto nei terreni delle colline un bene prezioso che il Signore gli servì come appezzamento di vigna tutta da scoprire. Il Parroco Don Giacomo Cauda di estrazione contadina si rimboccò le maniche e diede una nuova vita al vitigno Ruchè. 

In onore al padre spirituale del Ruchè di Castagnole Monferrato D.O.C.G.

                                   DON GIACOMO CAUDA

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"Se a Castagnole Monferrato qualcuno vi offre il Ruchè è perché ha piacere di voi”....(sindaco Lidia Bianco)

 

Don Giacomo Cauda nel 1964 arriva a Castagnole Monferrato.

Nella sua parrocchia giaceva, nascosto nei terreni delle colline un bene prezioso che il Signore gli servì come appezzamento di vigna tutta da scoprire. Il Parroco Don Giacomo Cauda di estrazione contadina si rimboccò le maniche e diede una nuova vita al vitigno Ruchè. A questa vigna si dedicò con molta attenzione sotto gli sguardi estrefatti dei suoi fedeli concittadini, portando prima debiti, poi, ricchezza a tutte le persone e per tutti i comuni adiacenti a Castagnole Monferrato che cominciarono ad investire su questo vitigno che diventerà il " Principe dei Vitigni Piemontesi", richiamando la stampa e curiosi da tutta Italia e da tutto il mondo. Sempre con la benedizione del Signore, risettò tutta la struttura della Chiesa, fece crescere l'oratorio parocchiale e riportò a Castagnole Monferrato tanti giovani attratti dal lavoro nelle fabbriche torinesi.

Nel 1983 don Cauda aveva 5 ettari di vigna e 200.000.000 di Lire di debiti con le banche, ma aveva messo in piedi un’azienda agricola moderna con vigneti, campi, una stalla con 60 mucche e un migliaio fra galline e conigli.

Tutto procedeva secondo i criteri della sana crescita dell'uva. Colore intenso, profumi a ventaglio e persistenti, sapore lievemente aromatico, a poco, da quella prima apparizione fu imbottigliato il Ruchè del Parroco. 

Si inventò un’etichetta “Ruchè del Parroco”, con un angelo con le ali aperte. Per anni il Ruchè sarà un vino che si identifica con quel nome e quell’etichetta.

E' così fu un grande successo chiamato: Ruchè del Parroco di Castagnole Monferrato

Il suo lavoro fu sopportato dal sindaco Lidia Bianco e dalla maestra Romana Valenzano che con impegno ottenne nel 1987 la D.O.C. e divenne Ruché di Castagnole Monferrato DOC.

Chi ebbe il piacere di conscerlo come Francesco Borgognone racconta che all’epoca il Ruchè era un vino dolce, prodotto per il consumo famigliare: veniva bevuto nei giorni di festa o quando si andava a far visita ai parenti. Don Giacomo però era testardo. Già allora aveva capito che il Ruché, con il suo gusto aromatico e i suoi profumi di rosa e viola, poteva essere vinificato secco e diventare un prodotto unico». 

Al circolo del Ruchè gli anziani del paese dicono «Era un tipo particolare. Quando qualcuno andava a cercarlo in campagna perché doveva celebrare una messa o un funerale sbuffava perché doveva lasciare un lavoro a metà. Una volta rischiò pure di morire in cantina a causa delle esalazioni di monossido di carbonio. Per sua fortuna lo trovò Primo Avidano, il medico condotto».

Grazie a Don Giacomo Cauda altri viticoltori iniziarono a impiantarlo e a vinificarlo facendolo diventare una risorsa importantissima per il territorio di Castagnole Monferrato, come testimoniato dall’assegnazione dell’appellazione di vino DOC nel 1987, seguita poi dalla DOCG nel 2010 e da poco con l’introduzione della tipologia Riserva che prevede un affinamento di 24 mesi prima della commercializzazione, la denominazione ha compiuto un ulteriore passo in avanti verso la sua più completa identità e permette a chi lo desidera di produrre un vino più complesso, capace di affinare per lungo tempo e acquistare valore alla stregua dei grandi vitigni piemontesi.

 

Qualche informazione in più sugli effetti dell'Angelo vignaiolo..

In base al disciplinare l’area di produzione del Ruchè di Castagnole Monferrato D.O.C.G. è veramente limitatissima e circoscritta a 7 Comuni: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi. La produzione è circoscritta a circa 1.000.000 bottiglie suddivise tra una ventina di produttori che diventano ambasciatori del Ruchè di Castagnole Monferrato D.O.C.G. in Italia e nel mondo

Produttori di vino sono tutti uniti intorno a questo grande vino, nel territorio del Ruchè il bene comune supera gli interessi dei singoli.

Il ruché è un vitigno autoctono del Monferrato astigiano, ha carattere proprio assolutamente distinto da tutti gli altri vitigni, locali e non, con i quali è stato messo a confronto.

LA VIGNA DEL PARROCO

          

 

L’uva Ruchè si presenta in grappoli abbastanza grossi ma non molto compatti, l’acino è di media grandezza e la buccia spessa. Predilige i terreni collinari sciolti e non molto ricchi.

La vite è coltivata esclusivamente in posizione collinare con esposizione Ovest – Sud Ovest. Il clima è temperato, grazie alla posizione fra il mare e le Alpi, caratterizzato da inverni relativamente miti. 

Pressochè infinite sono le disquisizioni sull’origine del suo nome, su come sia giunto fino a qui e da dove, ma nessuna teoria prevale sulle altre, tanto che qualcuno si è spinto fino ad assegnargli l’appellativo di “vino del mistero”. 

 

ETICHETTE ORIGINALI PRESENTATE DAL "PREDESTINATO" 

          

E' presente l'associazione produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato D.O.C.G.

Nel 1993 Don Giacomo Cauda divenuto anziano vende  "La Vigna del parroco" che viene acquistata da un suo parrocchiano, Francesco Borgognone. Nel 2016 Borgognone, divenuto anziano egli stesso, vende la vigna con i suoi ceppi ormai vecchi al giovane produttore e vignaiolo Luca Ferraris, sempre di Castagnole Monferrato che tiene in vita  questa chicca enologica..e cosi' si va a conoscerlo direttamente in azienda dove ci presenta Susanna la sommeliers ed esperta di vini e il suo Enologo e prodigo Mattia che ci presentano tutta la loro produzione e ci rifocillano con del caprino locale, salamini e grissini....bravi.bravi...

 Il maestro Luca Ferraris  ci porta a visitare il suo regno e decanta tutti i passaggi dalla vigna fino ad arrivare all'imbottigliamento che l'uva compie.

 

e così si arriva alla domandona: che piacere e sensazioni regala il Ruche' La Vigna del Parroco?

Risponde in Video Ivano Antonini campione d'Italia sommelier A.I.S. 2008 e titolare del ristoranate Blend 4 di Azzate (Va)

Il giovane vignaiolo a cui accenna Antonini in realtà non si chiama Luigi ma Luca, Luca Ferraris..

 La Nuova Etichetta

DEGUSTAZIONE:

Nel bicchiere cattura l’attenzione per il suo colore, rosso rubino con leggeri riflessi violacei che si trasformano, con l’invecchiamento, in aranciati vivi. Il bouquet, fine e persistente, è caratterizzato da una notevole percezione aromatica, fusione del profumo di viola e rosa canina.

Se degustato giovane esprime il meglio di sé: si fa così apprezzare per le sue note di prugna mature, more, lamponi e pepe nero che si fondono con una sensazione di vellutata avvolgenza per il suo gusto morbido e il corpo equilibrato, di buona intensità e lunghezza di sapore. Dotato di bassa acidità, elevata alcolicità e retrogusto aromatico. 

 


La Vigna del Parroco
sarà il vino di punta dell’azienda Vitivinicola Ferraris e la bandiera del Ruchè nel mondo, in memoria di un coraggioso e lungimirante prete di campagna, che nella sua modestia amava ripetere: “sono solo un uomo, un povero prete. Il successo che ho avuto non è merito mio, ma di chi, dall’alto, ha ispirato la mia opera. Tante volte ho pensato ‘Chi me lo fa fare?’ Ma, dentro di me, conoscevo la risposta”.

Alla sua morte lascia alla chiesa un'eredità di 2 miliardi di lire

Don Giacomo Cauda con il suo Ruchè ha fatto risorgere un territorio. Castagnole Monferrato, 1.300 abitanti, incastatonta nellle stupende colline astigiane.

Un vino prodotto da una ventina di aziende e venduto in tutto il mondo. Anche questo è un miracolo.

Il suo Ruchè, "Vigna del Parroco", lo bevuto al matrimonio di Nadia un'amica, nel 1998 e ne sono rimasto immediatamente entusiasto. Un Parroco che avrei amato e di cui sarei stato un buon chirichetto.  (Giovanni Mastroianni)

 

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