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l RUCHE' DI CASTAGNOLE MONFERRATO DOCG, fiore all'occhiello della zona, definito "Il Principe del Monferrato", è coltivato in soli 7 Comuni: Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo, Viarigi e Castagnole Monferrato, che ha dato il nome al vino. Il Ruche ha ottenuto la DOCG nel 2010.
IL RUCHE' "Se qualcuno a Castagnole Monferrato vi offre il Ruchè, è perché ha piacere di voi".
Questo è lo slogan che accoglie il visitatore entrando nel nostro paese. Ed effettivamente riassume quello che è il modo di fare dei Castagnolesi. Il Ruchè è un vino di nicchia. La produzione totale è intorno alle 500.000 bottiglie l'anno, suddiviso tra una ventina di produttori. Riscoperto circa 30 anni fa, il Ruchè ha origine ancora incerta ed avvolta nel mistero. Si possono ad oggi fare solo delle supposizioni. Una è che tale nome derivi da "Rocche", sulle quali poteva essere coltivato questo vitigno per la sua peculiarità di poter affrontare un terreno calcareo-argilloso e forti siccità senza far subire danni al suo frutto. Altra supposizione potrebbe derivare dalla devozione a "San Rocco", santo al quale era stata dedicata una cappella votiva. La terza, storico suggestiva, fa risalire tale nome ad un convento che si trovava nei pressi di Castagnole Monferrato: era nominato "Convento delle Rocche" e siccome furono i frati coloro che salvaguardarono il patrimonio storico, artistico e culturale dell'impero Romano, possono aver salvaguardato il vitigno da cui in seguito prese il nome. La Professoressa Robinson nella sua guida "Guide to Wine Grapes" cita: "Vite piuttosto oscura del Piemonte……come il Nebiolo, da un vino dagli aromi penetranti……è cosi ricco di tannini da avere un retrogusto quasi amaro…". Il Ruchè di Castagnole Monferrato è unico nel suo genere. A conferma di tutto ciò una ricerca condotta sul DNA del Ruchè di Castagnole Monferrato, terminata nel 2009, ha dimostrato che le caratteristiche del vitigno non hanno alcuna somiglianza con alcun vitigno limitrofo preso a campione. I profumi intriganti (tra cui spicca la foglia del Geranio) e il suo gusto raffinato pongono le basi essere definito"il Principe Rosso del Monferrato".
RUCHÈ Ruchè di Castagnole Monferrato Vitigno:
Riscoperto e valorizzato per l’alta qualità dei suoi profumi, è giustamente definito “Il Principe del Monferrato”. Si presenta di colore rosso rubino, con accentuate sfumature di porpora; da giovane possiede notevoli riflessi violetti, che si trasformano nel tempo in aranciati vivi. Dotato di buona capacità di generare archetti, abbondanti e lenti a scendere. Il Bouquet è fine , persistente, intenso, complesso, morbido e vellutato, lievemente aromatico. E’ difficile discernere le favolose percezioni che questo vino genera inebriando le narici. Emerge una piacevole percezione aromatica, è la fusione della ciliegia matura e dell’albicocca. Si può notare una piacevole nota di nocciola, frutta sciroppata, pesca banana, mora, frutti di bosco. La sua caratteristica principale è il profumo della foglia di Geranio, che si esalta nelle annate migliori. Sapore: Informazioni generali: In vendemmia: La differenza è... Elegante, morbido, vellutato, corpo pieno e ben equilibrato. Di buona intensità, gusto armonico. Acidità relativamente bassa e la sua alcolicità rendono il Ruchè di Castagnole Monferrato un vino di facile e piacevole morbidezza. Le caratteristica dominante è la percezione carezzevole, nel retrogusto, nelle sfumature aromatiche composte da sentori di albicocca vellutata e ciliegia matura, di mele cotogne e frutti di bosco. L’origine e la storia sono ancora avvolti nel mistero. Si possono ad oggi fare solo delle supposizioni. Una è che tale nome derivi da “Rocche”, sulle quali poteva essere coltivato questo vitigno per la sua peculiarità di poter affrontare un terreno calcareo-argilloso e forti siccità senza far subire danni al suo frutto. Altra supposizione potrebbe derivare dalla devozione a “San Rocco”, santo al quale era stata dedicata una cappella votiva. La terza, storico suggestiva, fa risalire tale nome ad un convento che si trovava nei pressi di Castagnole Monferrato: era nominato “Convento delle Rocche” e siccome furono i frati coloro che salvaguardarono il patrimonio storico, artistico e culturale dell’impero Romano, possono aver salvaguardato il vitigno da cui in seguito prese il nome. La Professoressa Robinson nella sua guida “Guide to Wine Grapes” cita: “Vite piuttosto oscura del Piemonte……come il Nebiolo, da un vino dagli aromi penetranti……è cosi ricco di tannini da avere un retrogusto quasi amaro…” L’uva è raccolta nell’ultima settimana di Settembre e il suo colore al sole è amaranto come rame ossidato, vellutato. Il colore delle foglie rispetto ad altri vitigni è di un verde brillante, di tenue intensità con riflessi dorati quando il frutto è pronto a maturazione. Non si deve tardare a raccogliere l’uva perché la sua dolcezza attira in modo vorace api, vespe e calabroni, che in pochi giorni svuotano completamente gli acini. Il lavoro durante la primavera è particolarmente accurato in quanto il sole brucia facilmente gli acini e non ci si può permettere alcuna disattenzione o ritardo nei lavori sulle foglie e nel terreno. Forse è per questo motivo che negli anni passati il Ruchè venne un po’ abbandonato dai contadini: per l’impegno gravoso ed attento necessario in vigna. La ricerca dei portainnesti migliori, aggiunge differenze notevoli per l’intensità dei profumi.