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La cipolla di Alife prende il nome dal comune omonimo, cuore della fertile pianura alifana, nell’ alto Casertano, posta alle pendici del versante meridionale del Massiccio del Matese, quasi al centro di un anfiteatro naturale, solcata dal medio corso del fiume Volturno e da altri torrenti.

La coltivazione di questo ortaggio è antichissima. Secondo una leggenda sarebbe iniziata addirittura nel periodo della dominazione romana: si racconta che i gladiatori fossero soliti strofinarsi il corpo con le cipolle per rassodare i muscoli. Mutati i dominatori (nel Medioevo la pianura alifana è stata invasa dai Longobardi), la cipolla non ha perso la sua importanza: era usata per pagare gli affitti o, spesso, era portata in dono.

Considerata un ottimo analgesico contro il mal di testa, era usata per curare i morsi dei serpenti e, addirittura, per contrastare la perdita di capelli. Lo storia di questa cipolla è poi proseguita nei secoli, arrivando fino alla fine del Novecento. Nel 1980, circa 30 grandi coltivatori producevano circa 60 quintali di cipolle ciascuno, che erano acquistate da venditori in arrivo da Napoli e da Roma per poi essere distribuite sul mercato nazionale.

Negli ultimi anni, la tradizione si era quasi persa. Conservavano i semi di questa cipolla soltanto alcune piccole aziende a conduzione familiare, e persone anziane, legate alla loro storia, proprio a questi ultimi, nel 2011, la nostra azienda si è rivolta per recuperare i semi e moltiplicare le quantità prodotte di questo ortaggio. Nel 2012 nasce la “comunità del cibo” di Terra Madre i Cannavinari del Sannio Alifano.

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